AZIENDA
Lavorazione a lume e delle perle di vetro
La lavorazione a lume del vetro è quella che avviene attraverso l’utilizzo di una fiamma diretta. Deve il suo nome al fatto che un tempo veniva utilizzato un vero e proprio lume ad olio la cui fiamma era mantenuta viva dal soffio di un mantice.
È circa dal 1840 che l’olio, o il grasso, furono sostituiti dall’utilizzo di gas, per una lavorazione più agevole e veloce.
Oggi esistono essenzialmente due tipi di lavorazione a lume che si distinguono proprio per i diversi cannelli che si usano.
È quello più vicino alla tradizione e quello con cui tutt oggi si producono le classiche perle veneziane(fiorate o sommerso con oro e argento).
Il cannello ad aria è, appunto alimentato da una miscela di gas(propano o metano) e aria(fornita da un compressore).
Questo cannello è fornito di un largo bruciatore e la fiamma che produce ha una temperatura che si aggira intorno agli 800°C .Questa temperatura è di poco al di sopra della temperatura di rammollimento del vetro (cioè la temperatura alla quale il vetro diventa lavorabile), per questo motivo la postazione di lavoro del cannello ad aria va integrata con la presenza di un fornetto in materiale refrattario posto davanti alla fiamma che funga da concentratore di calore e permetta una più agile fusione del vetro. A completare la postazione di lavoro va un vetro di protezione tra il lavoratore e il cannello, infatti questo tipo di fiamma ha una notevole dispersione di calore,amplificata proprio dalla presenza del fornetto che fa “rimbalzare” il calore verso il lavoratore.
Un tipo di lavorazione più moderna e più diffusa è invece quella che avviene con l’utilizzo di un cannello ad ossigeno,cioè, un cannello che miscela gas(propano o metano) con ossigeno puro( fornito da bombole o da una apposita macchina che lo produce).
La fiamma che si ottiene è diretta, definita, e raggiunge temperature intorno ai 1100/1200°C.. Questa temperatura consente una lavorazione del vetro molto veloce in quanto all’interno della fiamma il vetro raggiunge il “punto di goccia” (cioè il completo stato liquido) mentre appena fuori dalla fiamma ritorna rapidamente allo stato solido.
Esistono diversi modelli di cannelli ad ossigeno. Io personalmente uso un cannello canadese (Nortel mid-range) composto da due cannelli, uno più piccolo e uno più grande che mi permette di fare sia oggetti di piccole che di grandi dimensioni.
Altri cannelli diffusi a Murano e Venezia sono il Lupatin (dal nome della ditta che li produce),e il classico muranese.
Esistono poi in commercio dei cannelli per esclusivo uso hobbystico dotati di una piccola bombola di gas premiscelati che permettono di fare piccole perle, senza l’ingombro delle bombole di gas o ossigeno.
Per la lavorazione a lume e delle perle si usa del vetro in forma di bacchetta, prodotto appositamente da fornaci per questo tipo di lavorazione.
Le bacchette si trovano in numerosi colori.
A Murano le principali ditte che propongono vetro in bacchetta sono Effetre e Vetrofond.
S trovano poi in commercio numerosi marchi di vetro, l’unica accortezza nello scegliere i vetri da lavorare è quella di scegliere vetri che siano compatibili tra di loro, ovvero che abbiano lo stesso coefficiente di dilatazione. Per il vetro di Murano, che appartiene alla categoria dei soft glass, si tratta di un COE 104.
È opportuno che il piano di lavoro, sul quale andrà montato il cannello e troveranno posto tutti gli attrezzi necessari alla lavorazione, sia in materiale resistente al calore e ignifugo. Per questo vi consiglio un piano in acciaio o con una copertura in ceramica.
Le bombole di ossigeno,come quelle del gas, necessitano di precauzioni e cura nel maneggiarle.
Innanzi tutto le bombole di ossigeno,vista la forma allungata con una stretta base d’appoggio, vanno fissate al muro mediante una catena che ne impedisca la caduta.
Mai maneggiare le bombole, o pulirle, con materiali oleosi che potrebbero reagire a scintille e provocarne lo scoppio.
Le bombole vanno collegate al cannello con appositi tubi( che si trovano agilmente in ferramenta) all’interno dei quali vanno inserite le specifiche valvole di sicurezza, dette valvole di non ritorno.
A regolare la pressione di uscita del gas o dell’ossigeno dalle bombole provvede il manometro.
Il manometro per l’ossigeno è dotato di due orologi. Su uno possiamo regolare la pressione di uscita dell’ossigeno dalla bombola( questa varia da cannello a cannello), nell’altro invece leggiamo la quantità di ossigeno che rimane nella bombola.
Lavorando con una fiamma è naturale che nella stanza in ci si lavora venga a mancare ossigeno, consumato dalla combustione. Per questo motivo è più che consigliabile avere nel laboratorio un’apertura verso l’esterno, per il riciclo dell’aria, e un aspiratore che elimini direttamente i residui di combustione.
Esistono dei particolari occhiali con un filtro al didymium in grado di filtrare e togliere alcune lunghezze d'onda della luce prodotta dalla fiamma.
Manualità, fantasia e pochi semplici attrezzi,gli stessi che si usavano in tempi passati. Ecco gli ingredienti per la lavorazione del vetro.
In generale ci si aiuta nella lavorazione con pinze, forbici, coltelli che possono servire per dare forme o particolari.
Per la lavorazione delle perle servono poi:
Aghi di acciaio al cromo o tubetti di rame che saranno la base su cui poi si costruiranno le perle.
Pasta distaccante: una speciale pastella da mettere sugli aghi di acciaio e che permette, una volta raffreddata, di togliere la perla dall’ago. Se invece si usano i tubetti di rame per le perle andranno poi portate in apposite ditte per l’acidatura del rame che lascerà il foro perfettamente pulito.
Contenitore con cenere o vermiculite: una volta fatta la perla questa ha necessità di raffreddarsi il più lentamente possibile per evitare tensioni che porterebbero alla sua rottura. Per questo una volta fatta va messa a riposare sotto la vermiculite o, io preferisco, la cenere che, più compatta, trattiene bene il calore. I tempi di raffreddamento variano dalla misura della perla, ma io consiglio di non avere fretta di toglierle, specialmente perle di grandi diensioni che potrebbero risultare tiepide al tatto ma in realtà ancora calde al loro interno. La differenza di temperatura facilmente porterebbe la perla a rottura.